Ho fatto 13! Tredici validi motivi per visitare il Trentino Puntata numero 1: i vini bianchi

Questo è la prima di una serie di suggestioni che gli amici di Papille Clandestine – blog di panza e sostanza -, con cui condividiamo la passione per il vino e la buona tavola, scriveranno per noi per aiutarci a svelare i motivi per cui il Trentino è una mete che i foodies non dovrebbero lasciarsi scappare. Se arrivati alla fine avrete l’acquolina in bocca ringraziate Alessandro che con la penna (ops.. la tastiera) ci sa davvero fare e scriveteci una mail! Vi aiuteremo a confezionare la vostra esperienza di gusto in Trentino!

Visitare il Trentino e TrentoPremessa necessaria: bere e mangiare bene non è obbligatorio, nemmeno in vacanza. Ma aiuta, eccome se aiuta, a vivere meglio. La vita è così breve che non possiamo sprecarla a mangiare mozzarelle in busta e a bere vini pastorizzati.

Il Trentino (come il metano, ricordate la pubblicità?) ci dà una mano: è natura che fa rima con cultura, sci e relax, e poi trekking, verde, paesi caratteristici, vallate da abbracciare e trentini che trotterellano per la splendida Trento.

E una cucina (e cantine) che regala ottimi spunti per un bel viaggio enogastronomico. E allora percorriamolo questo viaggio, per ora virtuale. Tredici tappe, ognuna un filone. Partiamo dai vini bianchi (attenzione, non Trentodoc, e nemmeno vini passiti, che meritano un approfondimento a parte). Non sono moltissimi (l’Alto Adige in materia è più vocato e famoso), ma alcuni sono delle vere chicche. (Attenzione, qui scatta una seconda premessa necessaria: parlo solo di vini che ho assaggiato. I buchi, quindi, sono tanti e in alcuni casi gravi).

In una predominante presenza di vitigni importati (chardonnay, sauvignon, riesling, muller thurgau) spicca la Nosiola, un vitigno autoctono che ha il suo centro nella Valle dei Laghi, utilizzato per il grande Vino Santo trentino, ma vinificato con successo anche nella versione secca. Questo vitigno si coltiva con successo anche in piana rotaliana dove le caratteristiche pedoclimatiche del terreno conferiscono al vino caratteristiche ben diverse. Se volete provare una Nosiola super, andate a Mezzolombardo, dall’az. agr. Foradori (via Damiano Chiesa, 1 • tel. 0461601046). Si chiama “Fontanasanta”: lunga permanenza sulle bucce, invecchiamento in anfora, un profumo complesso e profondo e un sorso largo e conturbante. Da assaggiare! Una Nosiola più tradizionale, assolutamente godibile, è quella prodotta dalla Cantina Sociale di Toblino, a Sarche (via Longa, 1 • tel. 0461564168). Per due bianchi d’autore si va a Faedo, da due nomi tutelari dell’enologia trentina, Mario Pojer e Fiorentino Sandri (Pojer & Sandri – loc. Molini, 4 • tel. 0461650342). Ecco il Besler Blank (uvaggio di pinot grigio, riesling, sauvignon, incrocio Manzoni, kerner) e il Faye (tanto chardonnay e un poco di pinot bianco): due vini che si contraddistinguono per mineralità, freschezza e propensione all’invecchiamento. A Lavis incontriamo un altro grande bianco frutto di uvaggio, l’Olivar (uvaggio di pinot bianco, pinot grigio e chardonnay) dell’az. Agr. Cesconi (loc. Pressano – via Marconi, 39 • tel. 0461240355): un vino sapido che sa di mare, elegante e complesso, cavallo di razza. Ma anche la cantina sociale di Lavis (via del Carmine, 7 • tel. 0461440111) merita una visita, e un assaggio (Muller Thurgau e Chardonnay su tutti). Una vivace espressione di gewurztraminer è quella prodotta da Marco Donati, a Mezzocorona (via C. Battisti, 41 • tel. 0461604141). Infine, una cantina, e un personaggio davvero speciale, Eugenio Rosi. Lo incontrate a Calliano (via 3 Novembre, 7): qui assieme alla moglie Tamara produce tre grandi rossi e un bianco, l’Anisos (omaggio alla figlia Anisia), uvaggio di pinot bianco, Nosiola e Chardonnay, sapido, polposo, disuguale (anisos significa questo, in greco), proprio come Eugenio.

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